Migranti in transito: sono numeri importanti quelli che da tempo interessano la città di Como. E anche la storica mensa vincenziana di via Tatti ha dovuto ampliare il servizio per rispondere alla notevole crescita di richieste. Da qualche mese al tradizionale pasto caldo di via Tatti, distribuito su tre turni, è stato infatti aggiunto anche un servizio di distribuzione quotidiana di sacchetti-viveri, in questo caso presso i locali della mensa dei Padri della Missione di via Lambertenghi.

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«Con il trend, in continua crescita,  del numero delle persone che si rivolgono a noi – spiega al Settimanale la responsabile della mensa suor Giglia Tassis – abbiamo purtroppo dovuto apportare alcuni correttivi anche alla nostra gestione ordinaria della mensa, non potendo aggiungere turni ulteriori a carico di un servizio di preparazione dei pasti già al limite delle sue possibilità operative, e non potendo certamente prolungare un’attività di somministrazione che si sarebbe protratta sino a pomeriggio inoltrato». Da qui la scelta del sacchetto-viveri, grazie al supporto della Caritas ed alla disponibilità dei Padri della Missione. Un passaggio necessario, ma non certo di ripiego o meno dignitoso rispetto a chi usufruisce dei primi turni di servizio, come conferma la stessa suor Giglia: «Anche in via Lambertenghi è consentito sedersi nei locali per consumare dignitosamente il pasto, e il sacchetto non contiene scatolame, ma alimenti freschi appena cucinati in nulla differenti da quelli che vengono mangiati in via Tatti».

Un modo semplice e concreto, dunque, per rispondere ad un bisogno crescente di aiuto. E così i numeri della mensa diurna vincenziana sono diventati davvero “pesanti”: centoventi pasti al giorno per sei giorni alla settimana, distribuiti su quattro turni di trenta presenze ciascuno, con inizio alle 11 del mattino sino allo smaltimento. Un servizio quotidiano, silenzioso e discreto, nel segno del carisma di S. Vincenzo.