Sabato 13 ottobre i seminaristi delle Diocesi della Lombardia sono stati accolti in Vaticano, un incontro promosso in occasione della canonizzazione di papa Paolo VI, metropolita della regione ecclesiastica lombarda, in quanto cardinale arcivescovo di Milano, prima di essere elevato al soglio pontifico.

Tra loro c’erano anche i ventitre seminaristi del seminario diocesano di Como, accompagnati dal rettore don Ivan Salvadori (al quale è stato affidato il compito di presentare al Papa uno dei quattro quesiti su cui si è articolato l’incontro), dal vice-rettore don Rossano Quercini, dall’assistente spirituale don Giuseppe Romanò e da don Enzo Ravelli, docente di Storia della Chiesa e antichità cristiana.

 

Al mattino, alle ore 9.00, i partecipanti hanno vissuto la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presso l’altare della Cattedra: a presiederla il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Staro. A seguire, in Sala Clementina, l’incontro con papa Francesco. Al Pontefice sono stati posti quattro quesiti, molto articolati e concentrati sui temi della pastorale e dell’approfondimento teologico. Presenti, a questo momento, oltre 520 persone: 14 Vescovi, 128 preti, 35 diaconi, 307 seminaristi, 8 fra religiosi e religiose e una trentina di laici. C’era, naturalmente, anche la nostra Chiesa di Como, insieme alle diocesi sorelle di Milano, Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano e la svizzera Lugano.

 

 

Con  i giovani che fare?« I piccoli passi», ha suggerito il Papa. Di fronte alla secolarizzazione? «Dare vicinanza». In presenza di dubbi? «È importante che ci siano, fanno crescere». E gli scandali? «Anche uno è di troppo, ma non sono una novità purtroppo».

Papa Francesco ha invitato i futuri sacerdoti a mettersi in cammino, accanto ai fedeli, anche con un velo di simpatica autoironia. Cosa fare se c’è qualcuno troppo sicuro di sé? «Che il Signore gli mandi una bella buccia di banana!». Chi non ha senso dell’umorismo? «Che vada al circo!». Per gli educatori?

«Educare alla pazienza e, soprattutto, insegnare a dire no alla mondanità che rende incapaci di umanità». E ancora: «imparare a giocare con nipotini e a stringere la mano a un malato… è una questione di umanità».

Grande l’entusiasmo dei giovani seminaristi di Como. «Del cardinale Parolin – ci raccontano – ci ha colpito molto l’invito a vivere una spiritualità che ci configuri a Cristo. Dei molti spunti offerti dal dialogo con papa Francesco sicuramente interessanti le due sollecitazioni a saper vivere con una sana autoironia e a vincere le tentazioni della mondanità spirituale».

Il momento più emozionante: «senza dubbio aver incontrate personalmente papa Francesco – è la risposta corale di tutta la delegazione del Seminario –. Il Pontefice ha voluto salutare uno a uno tutti noi seminaristi. Ci ha stretto la mano, ha chiesto il nostro nome… Un’esperienza davvero molto bella».

E il rito di canonizzazione? «È stata un’occasione preziosa per vivere l’universalità della Chiesa – ci rispondono –. C’erano moltissimi fedeli e, anche se in situazioni come queste c’è sempre il rischio di distrarsi e disperdersi, si riesce a cogliere il respiro grande della Chiesa, diffusa in tutta la terra e che guarda con fiducia all’unica persona dell’apostolo Pietro».