Dentro il Comune di Como si lavora per l’apertura di uno sportello “badanti”. Ad occuparsene, tra gli altri, nell’ambito della Consulta Anziani di Palazzo Cernezzi, è Parascovia Rusu, presidente dell’associazione Moldova Dioina che rappresenta i circa mille moldavi oggi presenti in città. Dopo il via libera di Regione Lombardia, lo scorso ottobre, al piano per l’istituzione di specifici sportelli sul territorio e dei fantomatici registri (in attuazione della legge regionele 15/2015) anche Palazzo Cernezzi sta dunque muovendo i suoi primi passi.

«Il settore del lavoro domestico – ci spiega  Parascovia Rusu – è oggi nel caos, gestito dal passaparola e alimentato da ampie sacche di sommerso. La Legge Regionale sul lavoro di cura (del maggio 2015), che prevedeva l’istituzione di sportelli territoriali, appositi registri e disponeva adeguati percorsi di formazione, ha rappresentato un indubbio passo avanti per regolamentare al meglio il settore. Ora la Deliberazione di Giunta del 3 ottobre scorso definisce il piano d’azione per rendere concrete quelle linee d’indirizzo.

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Parascovia Rusu

A me è stato affidato il compito di adoperarmi per attivare uno sportello per l’assistenza familiare in seno al Comune di Como e di redigere un apposito registro in cui vengano inserite le lavoratrici, qualificate, impegnate in questo settore. Per arrivare a questo obiettivo sarà necessario collaborare con le realtà oggi presenti sul territorio, valorizzandone al meglio l’esperienza maturata sul campo. Penso al mondo del terzo settore, ad Acli, Api-Colf e a chiunque avrà qualcosa da dire in merito. Cercheremo di trarre spunto anche dall’esperienza di Cantù, che dispone di un registro dal 2010. Lo sportello permetterà di far incontrare nel modo migliore domanda e offerta, mentre l’iscrizione al registro consentirà di dare finalmente un nome e un volto a questo mestiere, aiutando chi lo pratica ad uscire allo scoperto. L’impegno in ambito familiare è delicato e prezioso, richiede pazienza, amore, attenzione, ma anche una formazione adeguata. L’iscrizione al registro fornirà le necessarie “referenze”, e sarà garanzia di qualità per la famiglia che richiederà il servizio del lavoratore iscritto. Ovviamente sarà necessario definire opportuni parametri di formazione nazionali, in modo tale che ogni assistente familiare sia messa nelle condizioni di poter potenzialmente lavorare in tutto il Paese, a Torino come a Roma ».

Spiragli di luce dunque su un impiego fino ad oggi ritenuto indispensabile ma mai adeguatamente regolamentato. Un campo, quello delle badanti, in cui Regione Lombardia si trova ancora un passo indietro rispetto ad altre regioni. I territori modello sono infatti oggi in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

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