Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato il riassetto del sistema sanitario. Molteplici le reazioni tra i favorevoli e i contrari, con il filo comune, per tutti, della necessità di affrontare alcune situazioni critiche che la pandemia da coronavirus ha esasperato o fatto emergere con maggiore evidenza. Tante le novità per la sanità di montagna della provincia di Sondrio. La riforma lombarda, accogliendo le indicazioni provenienti dal governo centrale sulle indicazioni di spesa dei fondi europei, introduce in modo molto ampio i concetti di “ospedale di comunità” e di “casa di comunità”. Le due realtà vengono realizzate grazie ai finanziamenti del Piano nazionale di resilienza e ripresa: sono circa 4 i miliardi di euro destinati in totale, dal governo italiano, a questo tipo di strutture. In tutta Italia si prevede sorgeranno, entro il 2026, 381 ospedali di comunità (per complessivi 11mila nuovi posti letto) e 1288 case di comunità.

Palazzo Lombardia (@LN)

In Lombardia, ai 20 ospedali di comunità già esistenti, se ne affiancheranno altri 64, di cui 4 in Valtellina: a Sondrio, Sondalo, Morbegno e Tirano. Di fatto, però, i nuovi ospedali di comunità sul territorio saranno 5, perché ne sta già sorgendo uno a Chiavenna: l’accordo è precedente alla riforma appena licenziata. Gli ospedali di comunità sono strutture ospedaliere “nuove” (anche se, come in provincia di Sondrio, verranno riconvertiti edifici o padiglioni già presenti sul territorio – magari negli stessi ospedali in funzione -, e attualmente non più utilizzati o parzialmente utilizzati), con almeno 20 posti letto aggiuntivi rispetto a quelli esistenti. Negli ospedali di comunità è previsto vengano effettuate operazioni non complesse e garantiranno la “lungo degenza” ai pazienti che non necessitano più di cure acute ma per i quali la dimissione a casa è ancora prematura.

L’Ospedale di Sondrio (@LN)

Delle 216 case della comunità previste in Lombardia, 6 saranno in provincia di Sondrio: a Chiavenna, Morbegno, Berbenno, Sondrio, Tirano e Bormio. Si tratta di poliambulatori dove possono convergere molteplici specialità, medici di base, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità. Le strutture saranno accessibili 24 ore su 24, sette giorni su sette, così da fornire assistenza alle persone e sgravare gli accessi al servizio di emergenza/urgenza del Pronto Soccorso. Non è esclusa, in Valtellina, anche la realizzazione di Case di Comunità “spoke”, ovvero attive per 12 ore, su 6 giorni alla settimana, con le stesse funzioni delle altre. Potrebbero sorgere a Chiesa Valmalenco, Tresenda e Livigno.

Sempre per le aree di montagna è stata accolta la richiesta di derogare allo standard dei 100mila abitanti per la creazione dei distretti di competenza, scendendo al criterio dei 20mila abitanti. E ancora: poiché nella sanità montana è difficile reclutare il personale, la nuova legge agevola gli accordi istituzionali fra enti locali e università per rendere gli ospedali di montagna attrattivi per l’esercizio della professione medica e infermieristica. Questa riforma si affianca allo stanziamento di 120 milioni di euro per le infrastrutture sanitarie di Valtellina e Valchiavenna e il potenziamento dell’elisoccorso h24 con l’introduzione di un terzo velivolo, in servizio per tutta la Lombardia, omologato per il volo notturno.

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