«La Gloria di Dio è l’umano vivente… e Gesù che nasce, piccolo, fragile, in mezzo a noi e assumendo la nostra carne, ci ricorda che nessuno deve vergognarsi del proprio peccato, perché Dio prende le macerie personali di ogni uomo e di ogni donna e da qui ricostruisce… L’onnipotenza di Dio è la debolezza dell’amore». Sono queste le parole accorate e commosse rivolte dal vescovo, monsignor Oscar Cantoni, ai detenuti della casa circondariale del Bassone di Como, nella Santa Messa presieduta nel salone polifunzionale del penitenziario la mattina del 24 dicembre. Il palco è divenuto altare, addobbato dai fiori in carta realizzati dai detenuti nel laboratorio interno alla casa circondariale.

«Siamo in pochi, ma è già una grazia poter essere qui riuniti», ha sottolineato nel suo saluto d’inizio il nuovo cappellano del carcere, padre Zeno Carcerieri: «sarebbero voluti essere qui almeno il triplo di voi». Il protrarsi della pandemia ha reso necessario limitare le presenze: in tutto una quarantina di persone, in rappresentanza delle varie sezioni del Bassone (maschile, femminile e transgender – quella di Como è l’unica casa circondariale della Lombardia ad avere questa triplice partizione), del personale del carcere, del corpo di polizia penitenziaria, dei volontari, degli educatori. A concelebrare anche don Alberto Erba, docente del Seminario Vescovile, che svolge attività pastorale in carcere. Presente anche il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi.

Attualmente i detenuti del Bassone sono 360 (tra loro una cinquantina del braccio femminile e una decina della sezione transgender). La metà è di origine straniera, i due terzi stanno scontando una condanna definitiva. «Desidero ringraziare il Vescovo Oscar per la sua presenza fra noi – ha detto il direttore del Bassone Fabrizio Rinaldi – perché le sue parole possono essere di slancio e di rilancio nel cammino di ripartenza che ciascuno, qui, sta facendo». Ha portato il suo saluto anche il sindaco di Como, Mario Landriscina: «siamo qui per assicurarvi che tutta la città non rinuncia a starvi vicino nel pezzo di strada che state percorrendo». Rinaldi ha ricordato i progetti in corso per dare una seconda opportunità a chi sta scontando la pena per i propri reati. Fra queste due iniziative particolari: un corso di formazione per diventare maniscalchi e la prossima attivazione di un call-center che darà lavoro a una decina di detenuti. «Facciamo in modo che il tempo trascorso qui – ha osservato – non sia sprecato, ma rappresenti un’occasione per ricostruirsi».

E chi aveva particolare sensibilità nei confronti del carcere era don Roberto Malgesini. «È la prima Messa di Natale che celebriamo al Bassone senza di lui – ha detto il Vescovo Cantoni, ricordando che lo scorso anno, a causa della pandemia, non è stato possibile essere presente nella casa circondariale comasca –. Ricordo la prima volta che entrai qui. Don Roberto mi disse: “parla con il cuore”. Per me queste sue parole sono una preziosa eredità spirituale, che faccio mia sempre, ogni volta che incontro le persone: perché il cuore conosce ed è questo lo stile di Dio». Quella di don Roberto «è un’assenza che si fa presenza… e insieme a lui vogliamo ricordare il diacono Alberto Conti, che è sempre stato in questo carcere con vero spirito di servizio. Oggi continua il suo servizio con la preghiera e la sofferenza, per una salute fragile, ma la sofferenza per Dio è capitale di Grazia».

Don Roberto continuerà a essere presente fra i detenuti del Bassone. «La sua famiglia – ha spiegato il cappellano padre Zeno – ha donato al carcere un calice, una pisside e una patena. Attraverso questi strumenti liturgici parteciperà dal Cielo all’Eucaristia che qui si celebra». Due immagini di don Roberto, inoltre, saranno collocate nelle cappelle delle sezioni maschile e femminile del carcere. «Don Roberto – ha detto Luisa Marzorati, volontaria da sempre vicina a don Malgesini – eri luce nella notte… eri un’altra possibilità per chi le aveva perse tutte… ci hai insegnato il perdono… ti sei fatto prossimo anche di Caino… eri fratello, padre, madre, famiglia per gli invisibili che quotidianamente incontravi».

«Sentiamo vicino Dio che nasce – è stato l’augurio del Vescovo – pensando alle vostre famiglie, che sono lontane, alle necessità e alle prove anche di chi, in carcere lavora, mettendo tutto se stesso in un contesto complesso… Dio non ha scelto i potenti come testimoni della sua incarnazione, ma i poveri, gli scartati e anche a noi chiede di ascoltare il canto degli angeli e di sentire la grazia pacificante dell’amore, della tenerezza, del perdono… Buon Natale!».