«Cosa impariamo dalla pandemia?». Attualissima e accorata la domanda che il vescovo monsignor Oscar Cantoni ha rivolto a tutti i fedeli nell’omelia del solenne pontificale di fine anno, alla vigilia della festa di Maria Santissima, Madre di Dio, che si è concluso con il canto del “Te Deum”. «Il 2021 – ha detto il presule – volge al termine, ma intanto si susseguono giorni difficili, nei quali tocchiamo con mano la nostra comune fragilità, mentre ci credevamo invulnerabili». La pandemia non è finita, è stata la monizione del Vescovo: «essa continua a mietere vittime e a generare un clima di inquietudine, in un orizzonte pieno di incertezza e di paura… Penso ai colpiti dal Covid, ma anche alle famiglie, ai ragazzi e ai giovani, alle persone sole, agli anziani, ai disabili, ai senza fissa dimora». Costretti a vivere isolati, «ci rendiamo conto che il vivere con gli altri è essenziale per la nostra vita. Nello stesso tempo siamo certi che anche questo tempo e la storia di questo impegnativo periodo sono nelle salde mani di Dio, perciò da lui invochiamo aiuto e protezione. Egli ci accompagna e ci sostiene dentro questi eventi che stiamo attraversando, e crediamo che egli sa trasformare anche il male in occasione di bene, ma sta a noi comprenderne il messaggio e ricavarne utili insegnamenti».

Il Vescovo dopo aver ringraziato tutti gli operatori che, in qualsiasi settore e con qualsiasi responsabilità, si occupano del prossimo, ha invitato a vivere questo tempo come opportunità. E ha quindi ricordato che «la pandemia ci obbliga a rivalutare ciò che veramente conta e a vivere in un modo diverso. Dentro questa situazione, così poco rassicurante, invece di sentirci costretti a imposizioni non desiderate, occorre trovare la capacità di aprirci a una speranza responsabile». È questo il tempo favorevole per aprirci a nuove forme di vita personale, familiare, sociale.

«Dentro un contesto di individualismo generalizzato, quale quello in cui vivevamo già prima della pandemia, potevamo correre tutti il serio pericolo di abituarci a vivere a distanza, proferire parole di condanna verso gli altri, soprattutto i più deboli, gli invisibili, i profughi, gli stranieri. Non esclusa nemmeno la tentazione di provare addirittura fastidio e indifferenza davanti al dolore di una persona… Con la mentalità mondana, se assunta, correvamo il rischio di abituarci facilmente a pensare con tanta disinvoltura che il prossimo poteva anche non riguardarci! La pandemia ha accentuato tutto questo, ma nello stesso tempo, per chi vuol comprendere la lezione, ci sta insegnando che non possiamo lasciare sole le persone, come se fosse del tutto normale, gli anziani e le persone fragili in modo particolare».

Dopo aver sollecitato tutti a essere fratelli e sorelle, monsignor Cantoni ha proposto una riflessione sul tema della vaccinazione. «Pur nel rispetto delle scelte di una minoranza di scettici – ha osservato il Vescovo – diffidenti del vaccino, ma tenendo conto che siamo responsabili gli uni degli altri, è auspicabile che anch’ essi giungano a comprendere che l’astensione dal vaccino finisce col gravare sulla salute delle altre persone, sul lavoro di molti, già pesante di suo, con conseguenze, non solo economiche, non indifferenti! Non ci sono atti individuali senza conseguenze sociali!».

In chiusura l’invito di monsignor Cantoni a essere consapevoli che «la vita spirituale non è una dimensione a sé stante, separata dalla vita, ma sostiene i battezzati a dare uno spessore evangelico alle complesse realtà vissute nel nostro contesto di vita, dove il servizio ai poveri, ai piccoli, agli emarginati diventa la prova concreta dell’amore». Il testo integrale dell’omelia CLICCANDO QUI.