Da domenica 20 luglio, in Diocesi di Como, è stata avviata una raccolta fondi, attraverso la Caritas della Diocesi di Como, per sostenere progetti di aiuto del Patriarcato Latino, con Caritas Gerusalemme, a sostegno della comunità di Gaza.
Tutti possono contribuire. Questi sono i riferimenti per le offerte.
- Intestazione: DIOCESI DI COMO – CARITAS
- IBAN: IT71Q0501810800000017211707 – BANCA ETICA
- Causale: COLLETTA EMERGENZA TERRA SANTA
- Le offerte NON sono deducibili/detraibili
Padre Gabriel Romanelli, parroco della comunità della Sacra Famiglia di Gaza City, in collegamento con il comasco Angelo Rusconi – operatore umanitario da poco rientrato dalla Striscia di Gaza –, ha segnalato due emergenze, verso le quali saranno convogliate le offerte raccolte.

«Alla luce delle continue difficoltà umanitarie – scrive padre Gabriel –, vi contattiamo per chiedervi gentilmente di aiutarci a garantire una fornitura urgente di pannolini. Questi pannolini sono essenziali per i neonati e gli anziani che attualmente si rifugiano qui. Abbiamo bisogno di circa 100 pacchi di pannolini per bambini, dato che nella casa di cura delle Missionarie della Carità ci sono 18 bambini con bisogni speciali, e di 100 pacchi di pannolini per adulti, dato che ci sono 27 anziani, sapendo che il costo di un pacco di pannolini si aggira attualmente intorno ai 500 shekel (pari a oltre 127 euro – ndr)».
Seconda richiesta: una fornitura urgente di carburante. «Questo carburante – spiega padre Gabriel – è essenziale per alimentare i generatori della chiesa, vitali per sostenere i servizi salvavita, tra cui il pompaggio dell’acqua, l’illuminazione, la refrigerazione medica e la climatizzazione per i residenti vulnerabili che attualmente si rifugiano qui. Abbiamo bisogno di circa 300 litri di carburante per circa 20 giorni, sapendo che utilizziamo il generatore 8 ore al giorno e che un’ora consuma 15 litri di carburante, il cui prezzo è di circa 150 shekel al litro (più di 38 euro al litro – ndr)».
La lettera di padre Gabriel si chiude sottolineando che, grazie a questi aiuti, sarà possibile «garantire la continuità delle cure e la protezione dei membri più fragili della nostra comunità. Vi ringraziamo in anticipo per la vostra cortese attenzione a questa richiesta e per tutti gli sforzi che continuate a compiere per la popolazione di Gaza».

“Siamo entrati in un luogo devastato, ma anche pieno di umanità». Così si è espresso il patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nella conferenza stampa dello scorso 22 luglio (insieme al patriarca ortodosso Teofilo III), durante la quale ha parlato dei due giorni trascorsi a Gaza. «Abbiamo camminato tra le polveri delle rovine, tra edifici crollati e tende ovunque… Eppure, in mezzo a tutto questo, abbiamo incontrato qualcosa di più profondo della distruzione: la dignità dello spirito umano che rifiuta di spegnersi. Cristo non è assente da Gaza. È lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie eppure presente in ogni atto di misericordia, in ogni candela nell’oscurità, in ogni mano tesa verso chi soffre. Non siamo venuti come politici o diplomatici, ma come pastori. La Chiesa, l’intera comunità cristiana, non li abbandonerà mai. È importante sottolineare e ripetere che la nostra missione non è rivolta a un gruppo specifico, ma a tutti. I nostri ospedali, rifugi, scuole, parrocchie – San Porfirio, la Sacra Famiglia, l’ospedale arabo Al-Ahli, la Caritas – sono luoghi di incontro e condivisione per tutti: cristiani, musulmani, credenti, scettici, rifugiati, bambini. Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte… Sosteniamo l’opera di tutti gli attori umanitari – locali e internazionali, cristiani e musulmani, religiosi e laici – che stanno rischiando tutto per portare la vita in questo mare di devastazione umana”.

“Preghiamo e chiediamo il rilascio di tutti coloro che sono stati privati della libertà, il ritorno dei dispersi e degli ostaggi e la guarigione delle famiglie che da tempo soffrono da tutte le parti. Quando questa guerra sarà finita, avremo un lungo viaggio davanti a noi per iniziare il processo di guarigione e riconciliazione tra il popolo palestinese e il popolo israeliano, dalle troppe ferite che questa guerra ha causato nella vita di troppi: una riconciliazione autentica, dolorosa e coraggiosa. Non dimenticare, ma perdonare. Non cancellare le ferite, ma trasformarle in saggezza. Solo un percorso di questo tipo può rendere possibile la pace, non solo politicamente, ma anche umanamente. Non trasformiamo la pace in uno slogan, mentre la guerra rimane il pane quotidiano dei poveri“.
Qui di seguito pubblichiamo il video diffuso dal Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Per ulteriori informazioni: www.caritascomo.it .









