Rilanciamo quanto riportato dall’Agenzia Sir.

Le schede sull’Islam preparate da Cei e Pisai non sono un insegnamento per gli studenti, ma uno strumento per gli editori dei libri di religione. Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado, smentisce le ricostruzioni circolate in questi giorni.

«C’è un nome per tutto ciò: fake news». Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, risponde così alla notizia, circolata su giornali e social, secondo cui i vescovi italiani promuoverebbero l’insegnamento dell’Islam nelle scuole. Una «bufala», nata dalla distorsione delle Schede per conoscere l’Islam, destinate agli editori dei libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica (Irc) «affinché abbiano delle fonti affidabili». Alle schede sull’Islam, aggiunge, ne seguiranno altre su induismo e buddismo.

Vincenzo Corrado

Dalle schede sull’ebraismo a quelle sull’Islam

Il progetto ha radici lontane. Nel marzo 2023, a Ferrara, la Cei e l’Unione delle comunità ebraiche italiane presentavano sedici schede sull’ebraismo. Sullo stesso modello, il 10 novembre 2025 la Cei e il Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai) hanno reso pubbliche undici schede sull’Islam, scritte da un’équipe composta, spiega don Valentino Cottini, in numero paritetico da cristiani e musulmani. A dicembre la Nota pastorale sull’Irc le ha indicate come esempio di apertura, in vista della redazione dei manuali e della formazione dei docenti.

Come è nato il caso

La polemica è esplosa dopo la seconda presentazione, il 21 ottobre all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, aveva detto di voler «mandare tutti a scuola, perché c’è un’ignoranza notevole»: una frase che alcuni titoli hanno trasformato in un invito a far studiare a tutti la fede musulmana. Il rimbalzo mediatico ha poi presentato le schede come una rinuncia all’identità dell’ora di religione.

Cosa prevedono davvero le indicazioni dell’Irc

Corrado ricorda che le indicazioni didattiche dell’Irc sono adottate con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Istruzione e previa intesa con la Cei, che ne garantisce la conformità con la dottrina cattolica. Al centro restano il Credo, la lettura diretta della Bibbia e il magistero, con un approccio «non di tipo catechistico ma di tipo culturale ed etico». Le schede non toccano questi contenuti: offrono agli autori fonti verificate per le pagine sulle altre religioni, già previste dai programmi.

I testi, inoltre, non nascondono le differenze. La presentazione richiama la Nostra aetate, secondo cui i musulmani non riconoscono Gesù come Dio; la nona scheda è dedicata a convergenze e divergenze; la seconda dà conto delle conquiste arabe e della pressione fiscale sui cristiani. La Nota pastorale precisa inoltre che l’apertura verso altre fedi non può sminuire la conoscenza della cultura e della tradizione italiane.

Per Corrado l’Irc «offre inedite opportunità di educazione al dialogo e alla convivenza pacifica, che può avvenire solo nella verità e nel rispetto della persona». Quanto all’accusa di aver svuotato l’ora di religione, la replica è netta: «Altro che rinuncia!».