Impazza da qualche tempo, nel comasco, la polemica relativa alla presenza del lupo, dopo i recenti attacchi al bestiame nella zona di Garzeno, ma cresce anche la preoccupazione verso il cinghiale, sempre più diffuso. Cinghiali, lupi, orsi… Quanto può essere pericolosa la fauna selvatica per un territorio come il nostro? Il Settimanale ne ha parlato con Marco Testa, comandante della Polizia Provinciale di Como.
Dott. testa quanto dobbiamo sentirci preoccupati dalla presenza di animali nei boschi della nostra provincia? Pensiamo in particolare al cinghiale, sempre più diffuso. Ma anche al lupo…
«Personalmente non ritengo che la fauna selvatica presente sul nostro territorio possa rappresentare un rischio per la popolazione. Il cinghiale? Non è una specie naturalmente aggressiva nei confronti dell’uomo, occorre semplicemente disporre di alcune conoscenze di base ed avere determinate accortezze quando si passeggia per i boschi. Certo sussistono delle condizioni in cui potrebbe essere potenzialmente pericoloso».
Quali?
«Penso, in particolare, agli atteggiamenti di difesa della prole da parte della femmina. Ma possono manifestarsi quando ci si addentra nei meandri più selvaggi delle aree boscate, dove il cinghiale va in rimessa nel periodo della riproduzione per partorire i piccoli nella sua tana, dove tra l’altro restano per un periodo molto breve.
Un’altra situazione molto frequente è data dalla presenza di cani non tenuti al guinzaglio nelle aree boscate, che possono decidere di inseguire il cinghiale e poi rifugiarsi tra le gambe del padrone dopo la reazione dell’animale. In questi casi l’atteggiamento del cinghiale può dare l’impressione di voler aggredire e caricare la persona, ma in realtà anche qui non possiamo parlare di vera e propria pericolosità, se non circoscrivibile ad atteggiamenti intimatori.
Quando il cinghiale può essere realmente pericoloso? Quando è ferito. Un cinghiale colpito da un cacciatore tenderà a difendersi e, accecato dal dolore, potrebbe caricare l’uomo con le armi di cui dispone, zanne e denti, difese molto pronunciate in particolare nei maschi. Ma si tratta di situazioni circoscrivibili all’attività venatoria, che ogni anno si verificano qua e là, e che nulla hanno a che vedere con il normale escursionismo. Possiamo stare tranquilli, insomma, al di là di qualche spavento dovuto, nel 99% dei casi, alle particolari situazioni di cui abbiamo accennato».
La presenza del cinghiale, però, è davvero significativa…
«Certamente. Vederli a ridosso dei centri abitati è indice di una elevata densità. Là dove le condizioni lo favoriscono tendono ad adattarsi, ecco perché si sono registrati diversi avvistamenti alla periferia di Como, nelle zone di Brunate, Monte Olimpino, Cernobbio, nell’Olgiatese. Ogni anno in provincia di Como ne vengono abbattuti oltre duemilacinquecento, ma, a seconda delle stagioni riproduttive, si può arrivare anche a tre – quattromila capi. Per la popolazione il vero rischio causato dal cinghiale è l’attraversamento stradale, con conseguente rischio di essere causa di incidenti».

Che cosa possiamo dire di predatori come l’orso e il lupo?
«La provincia di Como non è un territorio in cui l’orso potrebbe insediarsi, anche se non è escluso possa comparire, però soltanto di passaggio. Altro discorso riguarda il lupo».
Negli ultimi anni sono cresciuti gli avvistamenti del lupo…
«Il lupo è presente nella nostra provincia ormai da 8 anni. Esiste un branco transfrontaliero, che si riproduce regolarmente, in Alto Lario, a cavallo del confine italiano e svizzero, che seguiamo attraverso un costante monitoraggio. In questi anni la maggior parte delle cucciolate è nata nella parte svizzera, qualche volta in Italia. Il branco oscilla mediamente tra i 5-6 esemplari, si tenga conto che i nuovi nati dopo qualche tempo tendono a spostarsi alla ricerca di nuovi spazi, fino a quando si stabilizzano per colonizzare nuovi territori».
Rischi per l’uomo?
«Comprendo come la sensibilità rispetto al lupo sia molti alta, ma posso dire che la sua presenza non rappresenta un problema se non nella predazione degli animali di allevamento, laddove non sono adeguatamente protetti. Anche qui si tratta di prestare la giusta attenzione e seguire le disposizioni sul pascolo. Significa rimesse stagionali per il riparo degli animali durante i mesi più freddi, recinti elettrificati, cani da guardieria… Accorgimenti che, se usati regolarmente, possono scongiurare il rischio di attacchi. Certo se un predatore vede una pecora non controllata può decidere di attaccarla, ma in genere il branco predilige, in maniera sistematica, la predazione sul cinghiale e sul cervo, specie molto diffuse in Alto Lario. Non dimentichiamo che il lupo è una specie protetta proprio perché ne è riconosciuta la funzione di regolatore di popolazioni delle specie preda, in particolare il cinghiale, così come dei grossi erbivori selvatici il cui incremento di densità può, come abbiamo detto, creare problemi di sicurezza in particolare lungo le strade».

Leggete l’intervista completa sul Settimanale numero 19.