Un ponte tra passato e futuro, costruito con memoria, arte e speranza. Questo il cuore pulsante della mostra “1945 – 2025. Ottant’anni dopo: un viaggio tra generazioni”, realizzata dagli studenti delle medie inferiori, con la collaborazione di alcune classi delle superiori, dell’Istituto Canossiano di Como. L’esposizione, nella sede di via Balestra 10, è aperta al pubblico, con ingresso libero, fino domani, venerdì 16 maggio, su prenotazione a questo indirizzo: https://www.canossianecomo.it/viaggio-tra-generazioni/

La mostra è il frutto di un percorso educativo e creativo che si è sviluppato per tutto l’anno scolastico e ha preso forma tra laboratori teatrali, ricerche storiche, approfondimenti letterari, interviste, installazioni, interviste e due interessanti inserti video: uno sul Monumento alla Resistenza Europea di Como, l’altro con un collage di testimonianze raccolte fra i visitatori della città che, nelle lingue di origine, dicono quanto sia importante costruire la pace. «I protagonisti di questa iniziativa sono i ragazzi, con la loro capacità di rileggere la storia alla luce dell’oggi – sottolinea madre Marilena Pagiato, direttrice di plesso e superiora della comunità religiosa canossiana – dimostrando di saper guardare con interesse anche ai capitoli più complessi e problematici della nostra storia. Abbiamo creduto in un percorso educativo che ha saputo trasformarsi in un evento aperto alla speranza».

Il progetto, ci spiega la preside Cristina Caprani, è stato un momento importante di educazione civica, ma anche di elaborazione emotiva e crescita collettiva: «La storia è fatta di esseri umani, di emozioni e di scelte. I nostri ragazzi hanno vissuto esperienze profonde: dai laboratori teatrali alla ricerca storica nelle loro stesse famiglie. La memoria è diventata cultura, educazione e vita». Attraverso cimeli familiari, oggetti della vita quotidiana, lettere e racconti, gli studenti hanno riportato alla luce storie dimenticate. Non solo soldati al fronte, ma anche il volto domestico della guerra, il dolore, la resistenza, la speranza. Il percorso si arricchisce di video, documenti e poesie che parlano della Costituzione, dell’Unione Europea e del valore della pace, dando forma a un laboratorio interattivo di memoria condivisa. «Il nostro è un mondo che corre veloce – è la riflessione delle professoresse Manuela Giudici ed Emanuela Venegoni –. C’è bisogno di fermarsi, di ascoltare le storie, di ricostruire luoghi familiari per trasmettere la memoria tra le generazioni. Dalle parole in poesia alle rappresentazioni visive, i risultati sono stati di grande intensità. Perché la memoria è il nostro futuro».

All’inaugurazione della mostra, nei giorni scorsi, è intervenuta la vice-sindaco di Como, Nicoletta Roperto, che ha invitato i presenti a non dare mai per scontata la pace: «Siamo qui grazie a chi ha lottato perché noi potessimo vivere in pace. È nostro dovere continuare il loro impegno e fermarci a riflettere su ciò che abbiamo conquistato». Dello stesso tono l’intervento di Valerio Perrone, a nome dell’Ente Provincia di Como: «Il presente ha bisogno di memoria. Guardare nei “bauli di guerra” dei nostri nonni, significa aiutarci a costruire un mondo più consapevole e connesso. Renato Tettamanti, dell’ANPI, ha ricordato l’importanza di progetti come questo nel trasmettere valori: «Vogliamo aiutare i giovani a essere costruttori di pace e convivenza. Questo è un atto di responsabilità e di amore per il futuro». Un momento di profonda emozione è arrivato con le parole di Valeria Pigni, figlia dell’onorevole Renzo Pigni, che militò nella Resistenza, fu sindaco di Como e parlamentare: «Con linguaggi diversi – disegni, poesie, video – i ragazzi hanno lanciato un messaggio chiaro: la pace non è un’eredità, è una scelta quotidiana. Come scriveva il poeta Jacques de Paul: “Morirò, ma da queste foglie nascerà humus per un nuovo paese”... In questi giorni è in corso la mostra sul Monumento alla Resistenza Europea di Como. Un bambino mi ha chiesto se la guerra arriverà anche qui. D’ora in poi a questa domanda potrò rispondere “no”, con maggiore sicurezza e consapevolezza, perché ci sono giovani come voi, che difendete la pace: militanti della memoria e artefici del futuro».