E’ tornato in Italia (anche) per incontrare il cardinale Robert Francis Prevost, prefetto del Dicastero per i vescovi: l’avrebbe dovuto vedere a Roma, al termine del Conclave. Lo Spirito Santo, però, ha cambiato tutti i piani. Ed è così che il presule che aveva conosciuto in Perù nei primi anni di suo episcopato ora si chiama Leone XIV. Anzi, Papa Leone XIV.

Manco a dirlo, l’8 maggio grande è stato lo stupore nel cuore di monsignor Giorgio Barbetta, vescovo ausiliare della Diocesi peruviana di Huarì, originario di Berbenno di Valtellina, nell’apprendere la notizia.

Nato il 1° settembre 1971 e ordinato prete il 20 settembre 1998, Barbetta fin da giovane rimase affascinato dal carisma dell’Operazione Mato Grosso, fondata in America Latina dal compaesano padre Ugo De Censi. Dopo la formazione nel Pontificio seminario “Pio XI” di Assisi e alcune esperienze pastorali nella diocesi di Gubbio, nel 2001 partì come fidei donum per il Perù, in terra di missione, a servizio della diocesi di Huarì: qui fu anche rettore del Seminario.

«Robert Francis Prevost – racconta – fu tra le prime persone da me incontrate nel dicembre 2019, quando sono stato nominato vescovo. E poi partecipò alla mia ordinazione episcopale nella cattedrale di Huarì». Un legame nato diversi anni fa, per l’appunto, che ora certamente proseguirà – seppur in forme differenti – nell’amicizia e nella preghiera.

Vescovo Giorgio, come ha vissuto l’annuncio dell’elezione del nuovo Pontefice?
«Esultanza, ma anche tremore per lui. Mi sono messo nei suoi panni, ho visto la sincera commozione. Ho immaginato i sentimenti nel suo cuore in quel momento: è stato chiamato a fare la volontà di Dio, a diventare ponte tra terra e cielo».

Vescovo, lei ha conosciuto da vicino Leone XIV in tempi – potremmo dire così – non sospetti. Che persona è?
«Posso dire anzitutto che è una persona profonda e timida. Ma, si badi bene, questo per me è un valore: la sua è la timidezza degli intelligenti. Qualcuno ha detto di lui che è un uomo mite, ma all’occorrenza deciso. Appunto, però, io parlerei piuttosto di una timidezza da cui scaturiscono la forza e la decisione. Sono convinto che il suo carattere potrà aiutarlo nella ricerca di pace che ha proclamato».

L’allora vescovo Prevost – oggi Papa Leone XIV – all’ordinazione episcopale del vescovo Barbetta

Si ricorda il vostro primo incontro?
«Ho conosciuto l’allora vescovo Prevost quando sono stato nominato vescovo, alla fine del 2019. Raggiunsi la Conferenza episcopale del Perù e lui fu tra le prime persone che conobbi: si fece avanti per salutarmi, per dare ai nuovi nominati preziosi consigli che ancora oggi porto nel cuore. Poi non mancò alla mia ordinazione episcopale a Huarì, insieme a una quindicina di vescovi. Cinque anni fa mai avrei pensato che, un giorno, sarebbe diventato Papa. E forse nemmeno cardinale, se vogliamo ben vedere».

L’ha visto ancora di recente?
«Lo scorso anno mi accolse alla Congregazione dei vescovi, della quale ricopriva l’incarico di prefetto. E proprio in questi giorni avrei dovuto incontrarlo a Roma: in occasione della morte di Papa Francesco gli ho inviato un messaggio, raccontandogli che sarei rientrato di lì a breve in Italia. Eravamo d’accordo che ci saremmo sentiti dopo il Conclave.
Ora non so bene come farò. Ma non dispero: mai dire mai… E poi il 18 maggio (ossia domenica prossima, nda) non mancherò di raggiungere Roma, per essere presente alla Messa di inizio del suo pontificato».

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