La morte di Antonio Cipriano ci lascia “orfani”. È questa parola insieme ad un profondo sentimento di sgomento, misto alla grande riconoscenza per la sua vita donata alla missione, ad accomunare i racconti di don Filippo Macchi e don Angelo Innocenti, i nostri fidei donum in Mozambico, all’indomani della morte improvvisa dell’animatore pastorale. Lo scorso 13 dicembre Cipriano si trovava con don Angelo Innocenti in visita ad una delle oltre cento comunità che compongono la parrocchia – «per noi era come viaggiare con un navigatore», racconta don Angelo – quando l’uomo è stato colto da un malore improvviso. Vana è stata la corsa prima all’ospedale di Mirrote e, subito dopo, al più attrezzato nosocomio di Namapa. Nulla è stato possibile in una regione dove le unità di terapia intensiva sono cosa rara.

A raccontare lo sgomento, intrecciato a una gratitudine immensa, sono don Filippo Macchi e don Angelo Innocenti, che con lui hanno condiviso la vita quotidiana della missione.

«Lo chiamavano segretario, ma era molto di più», scrive don Filippo nel ricordo che trovate pubblicato in questa pagina. Amava definirsi “figlio della missione” perché da neonato era stato salvato dalle suore e da loro cresciuto e accompagnato nell’istruzione e nella crescita. Aveva legato tutta la sua esistenza alla Chiesa locale, attraversando con fedeltà le stagioni complesse e talvolta turbolente di questo angolo di Africa. Una presenza ancora più preziosa per i nostri fidei donum quando si sono trovati a doversi approcciare alla cultura macua.

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