Un annuncio atteso, accolto con emozione e letto come un segno. La diocesi di Como potrà avviare la fase diocesana della causa di beatificazione di don Roberto Malgesini. A comunicarlo è stato il vescovo, cardinale Oscar Cantoni, che nei giorni scorsi ha reso noto il “nihil obstat” arrivato dal Dicastero delle Cause dei Santi. La notizia è stata condivisa in un contesto fortemente simbolico: il ritiro quaresimale dei giovani di sabato 21 e domenica 22 marzo. Non una scelta casuale, ma un’indicazione precisa di prospettiva. Alla due giorni era presente anche monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. I giovani sono stati chiamati a riflettere su due testimoni di luce: don Roberto Malgesini e il beato don Pino Puglisi. Due esempi di Vangelo uniti anche dalla data della loro nascita al Cielo: entrambi sono stati uccisi il 15 settembre.

Don Roberto, sacerdote ucciso nel 2020 mentre si preparava a portare la colazione ai senza dimora, viene indicato prima di tutto come testimone per le nuove generazioni. Cantoni ha letto questo passaggio come un dono della Provvidenza. Non solo un atto formale, ma l’inizio di un cammino ecclesiale che chiama in causa tutta la comunità. Nel suo ricordo, Malgesini emerge come uomo di preghiera, di speranza e di mitezza: un prete che non si è limitato a fare del bene, ma che ha vissuto il Vangelo riconoscendo nei poveri il volto di Cristo. Ascoltiamo le parole del Vescovo.

La possibilità di avviare l’iter, dunque, non è presentata come celebrazione del passato, ma come provocazione per il presente. La santità – ha sottolineato il vescovo – non è un’eccezione distante, ma una possibilità concreta dentro la vita quotidiana, fatta di gesti semplici e di dono di sé. A questa lettura ecclesiale si affianca quella più intima e familiare, affidata alle parole della sorella Caterina. È lei a raccontare il momento in cui ha ricevuto la notizia: uno sguardo al vescovo, un grazie semplice, e poi un intreccio di emozioni difficili da separare. «Siamo molto felici», dice, ma è una gioia attraversata dalla memoria. Tornano alla mente i momenti vissuti con “Roby”, come lo chiamavano in famiglia, e insieme si fa più acuta la consapevolezza della sua assenza. Eppure, proprio dentro questa mancanza, emerge anche un altro dato: don Roberto non è stato dimenticato. Per Caterina, questo primo passo nel processo di beatificazione è soprattutto il segno di una testimonianza che continua a generare. Un seme che, caduto nella terra, porta frutto. Non qualcosa da custodire nel ricordo, ma uno stile da assumere. È questo il punto che più le sta a cuore: che l’esempio di suo fratello non venga ridotto a immagine, ma diventi criterio di vita. In particolare per i sacerdoti, chiamati a riscoprire una vocazione fatta di prossimità concreta, relazioni e gesti quotidiani. Ascoltiamo la voce di Caterina Malgesini.

Per questo è stato significativo che l’annuncio sia stato dato nel contesto dell’incontro dei giovani: sono loro che devo continuare a far vivere l’eredità morale di don Roberto. In questa direzione si colloca anche l’idea, ancora agli inizi, di una fondazione in memoria di don Roberto. Un modo per dare forma stabile a un’eredità che non vuole restare simbolica, ma continuare a incidere nella realtà. Ascoltiamo ancora Caterina.

La convergenza tra l’annuncio del vescovo e la testimonianza della famiglia restituisce così una figura unitaria: quella di un sacerdote che ha vissuto senza clamore, ma con radicalità, una vicinanza “senza condizioni” ai più fragili. Ed è forse proprio questo il tratto che oggi torna a interrogare di più. In un tempo segnato dall’indifferenza, la sua vita – e ora il cammino verso la beatificazione – non indicano solo ciò che è stato, ma ciò che è ancora possibile.
LEGGI TUTTI GLI APPROFONDIMENTI SU “IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO” NUMERO 12,
IN DISTRIBUZIONE IN QUESTI GIORNI: IN FORMATO CARTACEO E DIGITALE.
QUI, INVECE, IL VIDEO DELL’INCONTRO POMERIIDIANO DEI GIOVANI CON I VESCOVI









