Lo scorso 29 giugno il governo della Repubblica Centrafricana ha proclamato un’epidemia di colera nel Paese dopo aver confermato i primi 197 casi e 24 decessi. Tra i villaggi più colpiti quelli dove opera padre Beniamino Gusmeroli, missionario nativo di Tartano (So).
«Questa volta il colera ha raggiunto i villaggi della nostra missione dove seguiamo le scuole e abbiamo scavato i pozzi per l’acqua potabile. Si sa il colera è un problema di igiene; purtroppo la popolazione usa l’acqua del fiume Oubangui per quasi tutti i bisogni: ci si lava, si fa il bucato, si lavano le stoviglie e anche si beve quell’acqua. Circa ogni decina di anni avviene il colera nei nostri villaggi. Questa volta sembra essere più serio del solito e i più toccati dall’epidemia sono i bambini e i ragazzi».
Inizia così il messaggio che abbiamo ricevuto da padre Beniamino Gusmeroli, missionario Betharramita originario di Tartano (So), da alcuni anni parroco di alcuni villaggi lungo il corso del fiume Oubangui che bagna la capitale del Centrafrica.
«Sabato 4 luglio – racconta il missionario – mi ha chiamato il catechista di Ndimba uno dei villaggi più colpiti e mi ha aggiornato sul numero dei decessi che ha ormai superato la trentina. Il colera è molto contagioso e basta una stretta di mano, il toccarsi per propagare il virus. È una malattia facilmente curabile ma servono i medicinali adatti: le persone infette iniziano con sintomi di forte diarrea e vomito che ingenerano disidratazione, indebolimento totale e può sopraggiungere la morte».
Il missionario racconta che le autorità stanno intervenendo con l’aiuto di alcune organizzazioni internazionali e hanno creato un cordone sanitario che impedisce ingressi e uscite dalle zone colpite. Questo isolamento permette di contenere la diffusione dell’epidemia, ma ha pesanti ricadute sulla vita della popolazione.
«Non potendo uscire dalla zona l’ approvvigionamento di generi alimentari e di igiene è impossibile e comincia a farsi sentire il problema della nutrizione nei bambini e anziani», continua il missionario che, fin dalle prime ore dell’emergenza, si è attivato con la Caritas parrocchiale per portare aiuti ai villaggi tramite le organizzazioni a cui è consentito l’accesso. «Abbiamo inviato dei cartoni di sapone e prodotti igenizzanti in ogni villaggio da distribuire alle famiglie e ora ci stiamo attivando per far arrivare sale, riso, zucchero e olio ma le risorse della parrocchia sono scarse».
Per questo padre Gusmeroli e i suoi collaboratori hanno lanciato un appello già raccolto dal Centro missionario diocesano che ha inviato un primo contributo.
I beni acquistati in loco dal missionario verranno distribuiti tramite la rete dei catechisti e l’autorizzazione delle istituzioni locali nei 9 villaggi della parrocchia che si trovano in isolamento. Con 27 euro è possibile acquistare un cartone con 80 saponi, con 23 euro un sacco da 20 kg di sale, con 76 euro un sacco da 50 kg di riso o da 50 kg di zucchero.
Chi volesse contribuire può farlo donando attraverso l’associazione
Jiango Be Africa, con sede a Cologno Monsese, che sostiene le attività di padre Beniamino.
Intestatario: Jiango Be Africa
Iban IT89G0503432972000000061438
Causale: Emergenze Colera













