Trent’anni dopo la morte dei monaci di Tibhirine, la loro storia torna a essere raccontata anche nella diocesi di Como. Non soltanto perché quella vicenda continua a interrogare il presente, ma perché uno dei suoi protagonisti, padre Christophe Lebreton, è passato proprio da qui. Il 9 e il 10 ottobre sono in programma due appuntamenti dal titolo “Chiamati due volte. I martiri di Algeria e la diocesi di Como”, con Alessandro Banfi, giornalista, docente e curatore della mostra Chiamati due volte. I martiri d’Algeria, e don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni.

La prima serata sarà venerdì 9 ottobre, alle 20.45, al Centro pastorale Card. Ferrari di Como. Il giorno successivo, sabato 10 ottobre, alle 16, al Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio, l’incontro permetterà di approfondire ulteriormente la storia dei martiri e il legame con la Val Perlana. In mattinata sarà inoltre possibile visitare l’eremo di San Benedetto, dove padre Christophe soggiornò nell’autunno del 1987. È proprio questo passaggio a rendere particolare la proposta della diocesi di Como. Christophe Lebreton, monaco trappista di Notre-Dame de l’Atlas, trascorse quattro giorni a San Benedetto in Val Perlana, dal 1° al 4 ottobre 1987, prima di partire definitivamente per l’Algeria. Fra Ginepro, al secolo Franco Riva, originario di Rovenna, lo aveva conosciuto negli anni della formazione monastica a Tamié, in Francia. I due avevano condiviso il noviziato e mantennero poi nel tempo un fitto scambio epistolare. Di quel passaggio è rimasto anche un segno molto concreto. Nella baita di San Benedetto sono ancora conservati i sandali di padre Christophe, dimenticati durante quel soggiorno. Un piccolo oggetto che oggi assume il valore di una traccia tangibile di una storia che lega la comunità monastica algerina alla diocesi di Como.

Non è l’unico segno. Nella chiesa dell’Abbazia di San Benedetto c’è un altare dedicato ai martiri di Tibhirine, realizzato da fra Ginepro e benedetto dal vescovo Oscar Cantoni l’11 luglio 2021. Ogni anno, in prossimità del 21 maggio, anniversario del martirio, a San Benedetto viene celebrata una Messa in loro memoria. I due incontri non saranno però soltanto un’occasione per ricordare il passato. La mostra curata da Banfi racconta la vicenda dei 19 religiosi e religiose uccisi in Algeria tra il 1994 e il 1996, durante il cosiddetto “Decennio nero”, e beatificati insieme nel 2018. Al centro non c’è soltanto la loro morte, ma la scelta di rimanere accanto al popolo algerino in una stagione segnata dalla violenza.

Questo è il motivo del titolo Chiamati due volte: una prima chiamata alla vita religiosa e una seconda chiamata, nel momento della crisi, a discernere se restare o partire. I 19 decisero di rimanere, senza cercare il martirio, ma mettendo in conto anche la possibilità di morire. Una scelta che continua a parlare al presente. Per Banfi, quella dei monaci e degli altri religiosi martiri non è stata una testimonianza di contrapposizione, ma di presenza, servizio e condivisione della sofferenza di un popolo. Anche per don Michele Gianola la vicenda di Tibhirine apre una domanda vocazionale che non riguarda soltanto i giovani. I martiri possono interrogare chiunque, anche chi una scelta di vita l’ha già compiuta: che cosa abbiamo distillato dalla nostra esperienza? Qual è ciò per cui vale davvero la pena spendere la vita? A trent’anni dalla morte dei monaci, dunque, la loro storia torna a Como con una ragione in più: perché uno di loro, padre Christophe, qui è passato davvero. E qui, a San Benedetto, sono ancora rimasti i suoi sandali.

Gli appuntamenti
Venerdì 9 ottobre, ore 20.45
Centro pastorale Card. Ferrari – Como
Chiamati due volte. I martiri di Algeria e la diocesi di Como
Con Alessandro Banfi e don Michele Gianola.
Sabato 10 ottobre, ore 16.00
Santuario della Madonna del Soccorso – Ossuccio
Incontro con Alessandro Banfi e don Michele Gianola e approfondimento sulla presenza di padre Christophe a San Benedetto in Val Perlana.
In mattinata è prevista l’apertura dell’eremo di San Benedetto.









