La proposta: anche a Como il lancio di una campagna che punta ad aprire spazi di riflessione sul tema dell’utilizzo delle tecnologie da parte dei giovanissimi. Un cammino per arrivare a scelte condivise.

Qual è il tempo giusto per dare in mano lo smartphone ai nostri figli? Risposta non c’è… O forse chi lo sa… In verità esistono studi che mettono in guardia dall’affidare in età troppo precoce, senza le adeguate contromisure, questa incredibile finestra aperta sul mondo. Studi che pochi conoscono o forse a cui non ci si affida, perché si preferisce il “fai da te”.

L’iniziativa dell’Istituto San Carpoforo di Como

Ad affrontare il tema, qualche giorno fa, è stato l’Istituto San Carpoforo di Como, lanciando, con una serata al Pontificio Collegio Gallio, “Aspettando lo smartphone”. Appuntamento organizzato in collaborazione con il servizio per il coordinamento delle scuole cattoliche e inserito nel progetto nazionale “Patti digitali”, per offrire uno spazio di riflessione e confronto rivolto a genitori, educatori e a tutta la comunità educativa.

A palarcene è la promotrice comasca di questa iniziativa, la presidente del CDI San Carpoforo Veronica Gerli.

«La necessità di una consapevolezza via via più crescente emerge oggi come uno strumento fondamentale per orientare sia ragazzi che adulti in un momento storico e sociale particolarmente delicato, in cui i dispositivi elettronici e l’intelligenza artificiale entrano con vigore nelle dinamiche familiari ed educative. Da qui l’idea di questa serata di riflessione e approfondimento. “Aspettando lo smartphone” nasce nel 2021 da due genitori di una scuola di Milano. In piena tempesta Covid, con i ragazzi costretti a casa, la Dad, l’utilizzo della tecnologia come unico strumento di relazione… Da qui l’idea di aprire spazi di riflessione e incontro allo scopo di provare a stabilire, assieme, poche semplici regole di approccio alla tecnologia. Il principio si basa sull’idea che l’educazione digitale sia davvero efficace se offerta in modo coordinato da parte di una comunità (genitori, scuole, pediatri, istituzioni, oratori, scout, società sportive, ecc.) in cui ci si supporta a vicenda. Ad esempio, appunto, mettendosi d’accordo collettivamente sull’età di consegna degli smartphone ai preadolescenti, o sul loro accesso ai social. Si diminuisce così la pressione sociale all’anticipazione e si apre uno spazio per un dialogo tra famiglie. Lo scopo è quello di arrivare a stipulare veri e propri Patti digitali di comunità, con l’obiettivo creare maggior consapevolezza sui temi legati all’educazione digitale e posticipare l’arrivo dello smartphone personale e liberamente connesso alla rete almeno alla fine della seconda media. Dopo Milano il progetto si è via via allargato ad altre città d’Italia. Attualmente coinvolge più di 1.000 genitori tra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia. Così ci siamo chiesti: perché non portarlo anche a Como? Ed eccoci qui».

L’importante numero di presenze registrate nel corso di quel primo appuntamento – che ha visto alternarsi al tavolo dei relatori la psicologa Laura Fasani, la psicopedagogista Valerie Moretti, il sostituto commissario Nicola Pagani (Polizia Postale), gli avvocati del Foro di Como Paolo Camporini e Fabio Gualdi, Veronica Gerli, la promotrice dei patti digitali dei genitori milanesi Alice Castelli e la vicesindaco di Como Nicoletta Roperto – è la conferma dell’attenzione nei confronti di un tema non banale, che impatta in maniera significativa con la vita di tutti noi.

«La serata che abbiamo proposto è partita da una domanda – continua Veronica – “È davvero così scontato e inevitabile che mia figlia/o debba avere uno smartphone in prima media?” I principi dell’educazione digitale di comunità non sono contro la tecnologia. La sostengono, ma nei tempi giusti. Per cui servono adulti informati e responsabili. Da qui l’invito a lavorare assieme per preparare i ragazzi e le ragazze all’autonomia digitale, dandoci assieme regole chiare e precise».

Sul territorio nazionale sono 131 i Patti digitali già avviati e 22 quelli in fase di definizione. 15 le regioni ad oggi coinvolte. Un’onda che si allarga e che si presume arriverà entro quest’anno a 10mila genitori interessati.

Il Patto comasco

Partecipazione attiva dei genitori al progetto
Partecipare a incontri e iniziative di approfondimento e formazione, promuovere il patto e le iniziative del progetto «Aspettando lo smartphone», fare rete tra genitori e, ove possibile, coinvolgere le istituzioni e le realtà della propria zona di appartenenza.
Il tutto cercando il più possibile di coinvolgere anche ragazzi e ragazze.
Consegna dello smartphone personale connesso alla rete
Non prima della fine della seconda media
Regole per l’utilizzo dello smartphone una volta consegnato
– Trasparente (consultabile dai genitori) fino almeno ai 14 anni.
– No a tavola. No a letto.
– Rispetto di leggi e indicazioni di età per social, app e giochi.
– Rispetto delle regole concordate all’interno della singola famiglia.

Anche Como ha un suo Patto, di cui si chiede la più ampia condivisione. L’invito è quello di affrontare il tema, parlarne con amici, educatori, allenatori, nonni. Anche rendendosi promotori di eventi e serate informative per allargare la rete. È possibile firmare il patto comasco sul sito www. pattidigitali.it/aspettando-lo-smartphone. Per informazioni e richieste scrivere a aspettandolosmartphonecomo@gmail.com. Per approfondimenti: https://pattidigitali.it.