Ti abbiamo conosciuto ai tempi del liceo: noi quindicenni tu poco più che trentenne. Noi ribelli, polemici… ma pronti a fare qualunque cosa per chi dimostrava di credere in noi e nelle nostre potenzialità… e tu hai accettato la sfida!
Ci hai coinvolto nella ricostruzione anche materiale del Centro San Filippo di Como. Coinvolgendoci nei vari lavori, miracolosamente sei stato capace di renderci “Gruppo”, con un “humus” comune che ancora oggi ci caratterizza e fa sì che, se anche non ci vediamo di frequente, continuiamo ad essere amici tra noi e ognuno ha la certezza di poter contare sull’altro.
Un gruppo “aperto”… ci hai insegnato da sempre a “camminare”, a “seguire” Gesù sulle strade del mondo, a sentirci parte del suo grande disegno di fraternità e pace e a darci sempre da fare, con la gioia nel cuore di poter partecipare a qualcosa di bello e di grande!
Ci dicevi sempre di vivere la banalità del quotidiano con le grandi idee; che era più importante il poco fatto da molti, piuttosto che il molto fatto da pochi, facendo in modo di coinvolgere sempre più persone perché facessero quel poco che potevano piuttosto che fare noi, in pochi, il molto.
Hai svolto alla grande il tuo ruolo di educatore spingendoci ad andare liberi ovunque sentivamo di trovare il nostro posto nel mondo e di rimanere sempre aperti alle sorprese di Dio!
Sapevi amarci “gratuitamente”, senza pretendere che noi rimanessimo legati a te, anzi… cercando di farci capire che l’unico a cui legarsi per sempre era Gesù.
Ci hai insegnato, di fronte alle scelte della nostra vita, a chiederci sempre cosa avrebbe fatto Gesù… E così abbiamo imparato a ringraziare per tutto, a coinvolgere tutti nelle nostre attività, a non scartare mai nessuno e a vedere, in ognuno, prima di tutto le sue risorse piuttosto che i suoi limiti.
Così ci siamo occupati della formazione teologica, sociale, al volontariato, alla mondialità della realtà cittadina di Como.
Aperti al dialogo con tutti, abbiamo cercato di sensibilizzare al grande valore della pace.
Dal 1989 abbiamo iniziato ad occuparci della sofferenza psichica e dei malati ancora ricoverati presso l’ospedale psichiatrico di Como. Insieme abbiamo capito che era fondamentale, per vincere diffidenze e pregiudizi, far incontrare “mondi diversi”. Ci siamo fatti facilitatori di incontri tra le persone cosiddette “normali” e le persone ricoverate presso il presidio psichiatrico. Abbiamo così assistito insieme a tanti piccoli miracoli!
Da allora abbiamo purtroppo dovuto (o forse, come ci dicevi sempre, per fortuna potuto) un po’ istituzionalizzarci nell’associazione “il bandolo” per ottenere i permessi per far uscire dal presidio psichiatrico le persone ricoverate e permettere loro di partecipare, sotto nostra responsabilità, alle gite domenicali e al laboratorio artigianale, musicale e ricreativo del sabato.
Chiuso finalmente il presidio psichiatrico nel 1999, abbiamo fatto un percorso del tutto simile con le persone migranti, cercando di facilitare gli incontri tra loro e gli italiani. Intanto, le nostre attività sul territorio e l’impegno per la pace e i migranti ti hanno portato ad assumere anche tu un ruolo un po’ istituzionale di “direttore della Caritas diocesana”.
Altro lavoro. Ma noi siamo sempre rimasti la tua famiglia, i tuoi ragazzi con cui condividere riflessioni e divertimenti.
Abbiamo vissuto tanti momenti anche molto difficili insieme.
In particolare abbiamo dovuto affrontare traslochi continui e distruzione delle attività e delle nostre strutture. Quando don Renzo Beretta è stato ucciso eri davvero molto triste…non ce la facevi più a tollerare le discussioni e il clima in Caritas e nella curia.
È stata dura… ma, ricordandoci dell’amore “gratuito” e del tuo “lasciare andare liberamente le persone” come avevi fatto tu con noi da giovani, abbiamo accettato, anzi, ti abbiamo aiutato a lasciare Como e a cambiare tutto.
Era l’inizio del 2002: sei diventato parroco di Cuveglio, poi di Tirano, e a Sondrio vice vescovo, parroco a Sondalo e, adesso, da 10 anni a Paniga.
Sono più di vent’anni che ci vediamo poco. Ma quelle volte, ogni 2 o 3 mesi, è una festa. Ci faceva ridere quando dicevi ai tuoi parrocchiani che aspettavi i tuoi “ragazzi” di Como e poi arrivavamo noi, sessantenni, ormai nonni!… per te siamo e resteremo sempre “i tuoi ragazzi”!
Proprio quest’anno, a settembre, ci siamo decisi a riprendere a fare un cammino insieme e quasi per scherzo ti abbiamo proposto di venire al Cammino di San Filippo Neri, che va dall’abbazia di Montecassino alla Montagna Spaccata di Gaeta. E tu ci hai detto di sì! Spiazzandoci!
Ma, come ci hai sempre insegnato tu, niente è impossibile se si vuole e, così, incredibilmente, siamo riusciti a fare il cammino con te che potevi camminare sì, ma… solo “spiritualmente”!
È stata un’esperienza unica e bellissima, per te che continuavi a ringraziarci e… noi non capivamo per cosa e, per noi che abbiamo cercato di vivere la “convivialità delle differenze”, la “pace” di don Tonino Bello, almeno tra noi… nella speranza, in questo momento di grande violenza, di poter estendere questa esperienza al mondo intero!
Sull’ultimo biglietto che ti abbiamo scritto regalandoti una tazzina da caffè si diceva: “Per essere pronto a ripartire ogni giorno con noi nel cuore! Non ti libererai di noi facilmente! Buon tutto e buon cammino! A presto!”
Oggi sei ripartito, rinato a vita nuova con noi nel cuore! Aiutaci con la tua presenza reale, benché misteriosa, a continuare a camminare, qui, verso la pace; a rimanere uniti, a sostenerci in questi tempi difficili e a continuare a credere nel sogno di Dio di un mondo fraterno. “Per fortuna possiamo” e non “purtroppo dobbiamo” dirti “A Dio!” Grazie di tutto e aiutaci ad essere piccole luci di pace in questa notte del mondo!
Anna Ostinelli
a nome degli ex ragazzi e ragazze del San Filippo













