Dal 9 al 13 marzo 2026 torna nelle scuole della provincia di Como Donacibo, l’iniziativa di raccolta di generi alimentari non deperibili destinati alle famiglie in difficoltà del territorio. L’iniziativa, promossa dalla Federazione Nazionale dei Banchi di Solidarietà, coinvolge studenti, insegnanti e famiglie in un gesto semplice ma concreto di solidarietà: ogni giorno della settimana viene raccolto un alimento diverso, che sarà poi distribuito dal Banco di Solidarietà di Como alle persone assistite. Nel 2025 il Banco di Solidarietà di Como ha sostenuto 453 famiglie, per un totale di 1.362 persone, distribuendo 192.116 kg di prodotti alimentari grazie all’impegno di 446 volontari. Per capire meglio il significato dell’iniziativa e il lavoro quotidiano dell’associazione abbiamo intervistato Antonia Meroni, volontaria del Banco di Solidarietà di Como.
Da dove nasce l’iniziativa Donacibo?
«Donacibo è un’iniziativa organizzata dalla Federazione Nazionale dei Banchi di Solidarietà. Noi, come Banco di Solidarietà di Como, aderiamo da molti anni: questa è la 21esima edizione. È una proposta rivolta alle scuole e si svolge sempre nel periodo della terza settimana di Quaresima; quindi, le date cambiano di anno in anno in base alla Pasqua. Quest’anno la raccolta si terrà dal 9 al 13 marzo».
Come viene organizzata la raccolta nelle scuole?
«Prima di tutto chiediamo il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale, del Comune di Como e della Provincia, in modo da avere l’autorizzazione a presentare l’iniziativa nelle scuole e dare anche una certa ufficialità alla proposta. Successivamente inviamo una circolare alle scuole della provincia di Como in cui spieghiamo l’iniziativa e invitiamo gli istituti che lo desiderano ad aderire compilando un modulo. Nel modulo le scuole possono anche chiedere la presenza di un nostro volontario che incontri gli studenti per raccontare chi siamo e che cosa facciamo».
Quanto è importante questo momento di incontro con gli studenti?
«Per noi è molto importante. Certo, la raccolta di alimenti serve ad arricchire il nostro magazzino e quindi ad aiutare concretamente le famiglie, ma l’aspetto educativo è altrettanto significativo. Durante questi incontri parliamo ai ragazzi del valore del dono e del fatto che aiutare gli altri non fa bene solo a chi riceve, ma anche a chi dona».
Quante scuole partecipano quest’anno all’iniziativa?
«Quest’anno hanno aderito 243 scuole della provincia di Como, dall’infanzia fino alle scuole superiori. Di queste, circa una sessantina hanno chiesto l’incontro con un nostro volontario. Sono numeri importanti. Naturalmente il volontario deve adattare il suo intervento all’età degli studenti: parlare con i bambini della scuola dell’infanzia è molto diverso dal confrontarsi con i ragazzi delle medie o delle superiori».
Come reagiscono i ragazzi quando parlate di povertà e solidarietà?
«Nei bambini più piccoli l’idea di povertà è spesso legata a luoghi lontani, come l’Africa o i Paesi in guerra. Crescendo, però, i ragazzi capiscono che la povertà può essere anche vicina a noi, nelle nostre città. I ragazzi delle medie e delle superiori hanno già una maggiore consapevolezza delle difficoltà che una famiglia può incontrare: sanno che servono soldi per pagare l’affitto, le bollette, per comprare da mangiare. Negli ultimi anni abbiamo notato una crescente attenzione da parte delle scuole e degli insegnanti verso questi temi. Non si tratta solo di aiutare il nostro Banco di Solidarietà, ma di diffondere una cultura della solidarietà e del dono».
Durante gli incontri emergono anche riflessioni sorprendenti da parte dei bambini?
«Sì, spesso i bambini colgono aspetti molto profondi. Una bambina di quinta elementare mi ha detto: “Noi un tetto ce l’abbiamo e da mangiare tutti i giorni ce l’abbiamo”. È una consapevolezza importante: capire che non tutto è scontato. Un’altra bambina, di prima elementare, mi ha fatto riflettere molto. Mi ha detto: “Noi siamo contenti quando riceviamo un giocattolo, ma ci sono bambini che sono contenti quando ricevono da mangiare”. Sentire una riflessione così da una bambina di sei anni è molto significativo».
Com’è oggi la situazione del Banco di Solidarietà di Como?
«La nostra attività continua a crescere. Le famiglie che chiedono aiuto tendono ad aumentare: alcune riescono a uscire dalla difficoltà, magari trovando lavoro, ma altre si aggiungono. Tra le persone che assistiamo ci sono sia famiglie italiane sia straniere. Il nostro modo di operare ha una caratteristica particolare: ogni famiglia è seguita da due volontari, che consegnano il pacco alimentare direttamente a casa. Per noi non si tratta solo di portare del cibo, ma di instaurare una relazione, ascoltare i bisogni delle persone e far sentire la nostra vicinanza».
Quali sono le principali necessità dell’associazione?
«Prima di tutto abbiamo sempre bisogno di nuovi volontari. A volte abbiamo famiglie che potrebbero essere seguite, ma non abbiamo abbastanza volontari per consegnare loro il pacco. Un’altra necessità riguarda gli alimenti: può capitare che in alcuni momenti le scorte diminuiscano. Però spesso succede che, proprio quando sembra mancare qualcosa, arrivi qualche donazione o qualche aiuto inatteso. Noi diciamo sempre che c’è anche un po’ di provvidenza».
Che messaggio vi piacerebbe lasciare ai ragazzi che partecipano a Donacibo?
«Ai bambini dico sempre che magari non possono fare grandi cose da soli. Però se ognuno fa la propria piccola parte, insieme si possono fare grandi cose. Basta mettere insieme tanti piccoli gesti. Io ci credo molto: ognuno fa la sua parte e così possiamo contribuire a migliorare un po’ il mondo».









