Una serata per rompere il silenzio e denunciare le violenze che quotidianamente subiscono le donne migranti in Tunisia, insieme alle responsabilità politiche e istituzionali che rendono possibile questo sistema. Di questo si parlerà giovedì 21 maggio al Teatro Nuovo di Rebbio, nel corso di un incontro dedicato alla presentazione del report Women State Trafficking.

L’iniziativa nasce dall’esperienza vissuta lo scorso 22 aprile a Bruxelles da una delegazione comasca composta da don Giusto Della Valle e Laura Pellegatta, della parrocchia di Rebbio, insieme a Paola Taiana del gruppo Legàmi. Invitati al Parlamento europeo per la presentazione del dossier, i tre hanno potuto ascoltare direttamente le testimonianze di alcune donne sopravvissute alla cosiddetta “tratta di Stato”, un sistema che – secondo quanto documentato nel rapporto – coinvolgerebbe apparati di sicurezza tunisini e trafficanti libici.

La serata di Rebbio arriva inoltre a pochi mesi di distanza dal viaggio compiuto in Tunisia da una delegazione della parrocchia. Un’esperienza che aveva già permesso di toccare con mano le difficili condizioni vissute dai migranti subsahariani nel Paese nordafricano, oggi considerato dall’Unione Europea un “Paese sicuro” e sostenuto economicamente proprio per il controllo delle frontiere.

Il report, realizzato dal collettivo anonimo di ricerca RR[X] con il supporto investigativo di Border Forensics, documenta un sistema di arresti, deportazioni e trasferimenti forzati verso la Libia. Secondo le testimonianze raccolte, molte persone fermate dalla Guardia nazionale tunisina verrebbero condotte al confine e consegnate ai trafficanti libici. Per le donne la violenza assume spesso forme ancora più brutali: stupri, sfruttamento sessuale e riduzione in schiavitù diventano parte integrante del percorso migratorio.

«Durante l’incontro – spiega Laura Pellegatta – saranno presenti anche due donne che hanno vissuto direttamente questa esperienza. Una di loro è stata arrestata insieme al marito e al figlio; l’altra, sola, ha subito ripetute violenze durante la detenzione e il trasferimento in Libia. Le loro parole saranno al centro di una serata che vuole riportare l’attenzione pubblica sulle responsabilità politiche e istituzionali dietro la gestione delle frontiere europee».

L’obiettivo dell’iniziativa, spiegano gli organizzatori, è diffondere quanto emerso dal report e accendere i riflettori su una realtà che riguarda migliaia di persone. Una presa di coscienza che passa dall’ascolto diretto delle vittime e dalla volontà di interrogarsi sul significato di parole come sicurezza, accoglienza e diritti umani.