La Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio Ets presenta, per la prima volta in forma organica, un report – clicca qui per scaricare – che fotografa le povertà incontrate nel 2025 nei 14 Centri di Ascolto presenti sul territorio diocesano. Nel corso del 2025 sono state 2070 i colloqui svolti e 970 le persone incontrate.
«È la prima volta che, come Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas Diocesana di Como, ci proponiamo di analizzare e rileggere in modo organico i dati raccolti dai 14 Centri di Ascolto presenti sul territorio della Diocesi. Abbiamo sentito l’urgenza di restituire all’intera comunità le povertà che quotidianamente incontriamo sia per dare valore al prezioso lavoro di centinaia di volontari ma soprattutto per mettere a fuoco i bisogni del territorio per poi orientare, programmare e stimolare le scelte future», racconta Ivana Fazzi, curatrice del Report.
I NUMERI
I colloqui svolti nel corso del 2025 sono stati 2070 e le persone incontrate 970 (in lieve calo rispetto alle 1084 del 2024).
Nel 62% dei casi si è trattato di persone già conosciute, segno di una povertà radicata nella storia di molte famiglie, e il 38% sono nuovi arrivi. Guardando alle provenienze il 43% è rappresentato da cittadini italiani e il 57% da stranieri.
I VOLONTARI
Sono 215 i volontari che, in Diocesi di Como, prestano servizio nei 14 Centri di Ascolto attivi sul territorio, con una media di circa 15 volontari per sede. Il numero più alto di volontari è registrato a Cuveglio, con 33 persone impegnate, seguita da Morbegno (25) e Tirano (20), le tre realtà più numerose. Sopra la media si collocano anche Como (17), Sondrio (16), Cunardo e San Fedele Intelvi (15 ciascuno). Chiudono l’elenco i centri più piccoli per numero di volontari, come Bormio (7) e Mandello (6), a testimonianza di una presenza capillare ma disomogenea sul territorio diocesano.
«I dati dei nostri Centri di Ascolto sono in linea con quanto emerso dal report di Caritas italiana – commenta il direttore della Caritas diocesana, Rossano Breda -. Si tratta di dati preoccupanti perché evidenziano, rispetto al passato, una cronicizzazione della povertà anche nel nord Italia: oggi uscire dalla povertà diventa sempre più difficile anche nei nostri territori certamente per il lavoro povero e i costi delle abitazioni, ma anche per un sommarsi di povertà relazionali, dipendenze e vere e proprie solitudini. Per questo crediamo siano fondamentale incrementare il lavoro di accompagnamento, per far fronte a forme di povertà sempre più complesse. E per farlo serve incrementare il numero dei volontari attivi dei CdA e lavorare sulla loro specifica formazione».










