Dopo oltre 25 anni di onorato servizio suor Maria Bianchetti saluta la città di Como e la mensa di solidarietà di Casa Nazareth perché chiamata a un nuovo incarico pastorale nella comunità guanelliana di Barza d’Ispra. 

«Di fronte a una proposta o a un cambiamento io dico sempre di sì, quasi senza riflettere», ci aveva raccontato la religiosa guanelliana, suor Maria Bianchetti, in una lunga intervista per la rivista “Storie di Caritas” nel dicembre 2024. Così era stato nel 2000 quando lasciò il suo Brasile per trasferirsi a Como e così sarà tra pochi giorni quando saluterà la comunità guanellina di Como e la mensa di solidarietà dopo oltre venticinque anni di onorato servizio: prima nella mensa di via Tomaso Grossi e, dal 2021, a Casa Nazareth.

Molte delle persone con cui ha condiviso il suo impegno di carità si sono ritrovate lo scorso 27 settembre al Santuario del Sacro Cuore di Como per partecipare alla messa e a seguire, nel giardino di Casa Nazareth, per un momento di festa. Momenti semplici, ma intrisi di affetto, umanità e di quel sorriso che sempre coglievamo dalla sua bocca.

Suor Maria Bianchetti, nel giardino di Casa Nazareth sfoglia l’album fotografico che l’è stato donato

Esprimendo il “grazie” della Caritas diocesana e degli amici di Casa Nazareth, il direttore Rossano Breda ha voluto rivolgersi, all’inizio della celebrazione, a suor Maria nella sua lingua nativa: “Obrigado meu Deus”, sono le tre parole con cui ha ritmato, come una litania, il grazie per la presenza di suor Maria.

«Diciamo “grazie Signore”, “obrigado meu Deus” per la tua testimonianza di fede e di carità; perché il tuo sorriso e la tua parola generano sempre pensieri, sguardi, gesti di pace e accoglienza; perché ciascuno di noi ha raccolto nell’incontro con te il segno forte di un Dio di misericordia e tenerezza».

Foto di gruppo a Casa Nazareth

«Diciamo “grazie Signore”, “obrigado meu Deus” – ha continuato Breda – per la tua infaticabile testimonianza che l’umanità ha sempre una possibilità per ricominciare, affidandosi alla provvidenza; perché abbiamo imparato con te a farsi presenza umile, a declinare il Vangelo non con le prediche ma con le mani aperte e il cuore libero; perché sappiamo che il seme dà frutto solo se gettato a terra. Poi muore e genera nuova vita, in forme che nessuno può prevedere. Diciamo “grazie Signore”, perché anche dall’obbedienza si impara. Non solo ai superiori, ma prima di tutto al Vangelo. Diciamo “obrigado meu Deus” e ti lasciamo andare alla tua nuova missione consapevoli che tutto il bene speso da te in questi anni porta e porterà frutto in abbondanza. Ma sappiamo con certezza che il tuo nuovo impegno sarà altrettanto ricco di vita, sorrisi, mani aperte e cuore disponibile».

Tanti i volontari di Incroci presenti, ora attivi nella mensa di Casa Nazareth, ma che per anni hanno condiviso con suor Maria l’impegno nella mensa serale di via Tomaso Grossi.

Paola Zappa ha dato voce al loro “grazie”: «Alcuni di noi ti conoscono da 20 anni – ha detto a nome dell’associazione – e, insieme, abbiamo fatto vivere la mensa di via Tomaso Grossi e abbiamo offerto una cena calda, cucinata con il cuore, in un posto dignitoso, curato, ad Alessandro, Marcello, Niang, Luigi, Ahmad, Elena, al mitico Giovanni e l’elenco è infinito… Abbiamo condiviso momenti belli e tristi, fino alla chiusura della tua e nostra mensa e alla morte del nostro amatissimo don Roberto. Poi abbiamo cominciato la nuova avventura a Casa Nazareth e anche qui – seppure più discreta – la tua presenza è stata preziosa e hai accolto sempre tutti con amore! … come dimenticare i «figli della Suora» e «i bambini della Suora», che ci piace ricordare festosi intorno alla tua gonna. Tudo de bom… boa sorte! Que Deus te guie, acompanhe e guarde» (Ti auguro ogni bene… buona fortuna! Che Dio ti guidi, ti accompagni e ti protegga).

Chiara Rusconi di Incroci consegna un pensiero a suor Maria

Salutando suor Maria ci tornano alla mente le parole con cui si chiudeva quell’intervista (ancora disponibile sul sito www.caritascomo.it): «Fino a quando il Signore lo permetterà – ricordava suor Maria –, io vorrei continuare a servire i poveri. Una mia consorella che ha lavorato quasi 50 anni in un villaggio poverissimo, in Patagonia, diceva sempre: “Vorrei morire in piedi, lavorando”. Anch’io la penso così. Però sono figlia dell’obbedienza, dirò sempre di sì, anche se vorranno trasferirmi. Spero solo che non sia lontano, così posso tornare qui in mensa… magari di nascosto».