Un cambiamento che potrebbe apparire piccolo nella forma, ma che è grande nella sostanza. Il dormitorio attivo dal 2017 all’interno della casa dei padri Comboniani a Rebbio ha cambiato pelle e gestore: dopo i lavori di ristrutturazione effettuati all’inizio dell’estate, ha riaperto le porte come progetto di housing per lavoratori gestito dalla cooperativa Symploké, che ha ricevuto il testimone dalla Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio ETS.

Dal 2017 a oggi: la storia del dormitorio dei Comboniani

Per capire il passaggio bisogna tornare al 2017, quando la struttura, nata su impulso di Caritas e della parrocchia di Rebbio, accolse i primi ospiti sulla scia dell’emergenza della stazione San Giovanni. «L’idea era ampliare i posti letto con un’accoglienza di “secondo livello”», ricorda Samuele Brambilla, operatore della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio ETS e referente dal 2019 del Comboni. Era pensata per persone, italiane o migranti, in formazione, tirocinio o lavori «poveri», con retribuzioni insufficienti per pagare un affitto.

156 ospiti in nove anni: i numeri e il calo dal 2021

In nove anni sono state 156 le persone ospitate nei locali di via Salvadonica, tutti uomini, con un’età media di 46 anni. Fino al 2021 il servizio ha lavorato a pieno regime, con 20-30 accolti l’anno. Poi il calo: 15 nel 2022, 17 nel 2023, 15 nel 2024, appena cinque tra 2025 e 2026. «Non era solo un problema di numeri: mancavano persone con le caratteristiche adatte a entrare», spiega Brambilla.

Un nuovo bisogno: lavoratori che non reggono gli affitti a Como

Intanto emergeva un bisogno diverso: quello di chi un reddito ce l’ha, spesso con un contratto, ma non regge gli affitti di un mercato, quello comasco, sempre più difficile. Il dormitorio, con la sola accoglienza serale, non era la risposta giusta per chi lavora anche di notte. Da questa riflessione è nato il dialogo con Symploké, che ha raccolto la sfida di rilanciare la struttura.

Housing per lavoratori: dieci posti letto, aperto 24 ore su 24

Durante la visita agli spazi rinnovati, la presidente di Symploké Paola Della Casa ha raccontato l’evoluzione del progetto a cui la cooperativa, già attiva nella struttura di Rebbio con due CAS (Centri di accoglienza straordinaria), ha destinato un operatore. Con il sostegno di Caritas Italiana sono stati resi disponibili anche gli arredi delle quattro camere doppie e delle due singole presenti al Comboni, per un totale di dieci posti letto. Rispetto all’accoglienza notturna, ora la struttura è aperta 24 ore su 24 e, oltre alla propria camera, gli ospiti possono contare su una cucina condivisa completamente rinnovata. «La risposta di questi primi mesi ci dice che la domanda c’è davvero – commenta Della Casa – a pochi mesi dall’apertura gli ospiti sono nove, quasi tutti con un lavoro. Una persona è stata inviata dai servizi sociali dopo un intervento ospedaliero, ma anche lei ha un reddito. Sono persone con occupazioni spesso precarie, che a Como faticano a trovare casa, con difficoltà ulteriori per chi è straniero».

Sei mesi rinnovabili: il percorso verso l’autonomia abitativa

Il percorso, precisano da Symploké, è pensato come un accompagnamento verso l’autonomia abitativa: la permanenza è di sei mesi, rinnovabili per altri sei, quindi al massimo un anno. «In questo tempo – prosegue Paola Della Casa – i nostri operatori sono a disposizione degli ospiti per aiutare nella ricerca di un lavoro stabile, in quei casi in cui ci si trova di fronte a contratti stagionali o precari, e dove possibile di un’abitazione stabile».

Per Brambilla non c’è nulla da rimpiangere: «Non penso che la fine del dormitorio come l’avevamo immaginato sia un fallimento, tutt’altro. Dimostra la capacità di restare in ascolto del territorio, senza risposte precostituite». Chi paga contribuisce a sostenere chi non può farlo, una logica diversa dalla gratuità ma non estranea allo spirito originario. E ai volontari che in questi anni hanno animato la casa va il ringraziamento di tutti: senza di loro, ricorda, nulla sarebbe stato possibile.