Un gruppo del Dipartimento di Salute Mentale di Como e Varese ha percorso 322 km lungo il Cammino di Santiago. Inclusione, salute mentale e volontariato al centro dell’esperienza.

Dal 2021, ogni settimana, un gruppo formato da operatori del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze di Como e Varese, educatori, volontari del Centro di Servizi per il Volontariato Insubria e membri di diverse associazioni si ritrova per camminare insieme. Un gesto semplice, diventato simbolo di inclusione e benessere psico-fisico.

Da questa routine è nato un sogno: percorrere il Cammino Portoghese verso Santiago de Compostela, 322 chilometri a piedi in 13 tappe. Esperienza vissuta da sette persone con fragilità, tre operatori, io come coordinatrice, Grazia Curioni e Carmela Simonetta, educatrici del centro CPS di Longone e del centro San Martino, e diversi volontari. Ce lo racconta Laura Fagetti, referente dell’Area Europa di CSV Insubria e coordinatrice del progetto.

Com’è nato quest’iniziativa?
«È un progetto che, come Csv Insubria e CsvNet – la rete nazionale dei Centri di servizio per il volontariato -, abbiamo immaginato e realizzato in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze DSMD di Como e Varese e con una rete di associazioni attive nell’ambito della salute mentale: I Fiori Di Oltre Il Giardino, Associazione Angelo e Maria Onlus, Associazione La Mongolfiera Como e Luminanda. Molte persone organizzano cammini, ma la particolarità del nostro è la sua progettualità inclusiva e il focus su percorsi continuativi di apprendimento, caratteristiche che ne hanno permesso il sostegno economico da parte dell’Agenzia Nazionale Erasmus+. Oltre a rispettare i valori di inclusione, il progetto ha soddisfatto anche altri due dei quattro pilastri fondamentali del programma Erasmus+: sostenibilità ambientale e partecipazione. Il lavoro di rete, con una regia chiara, è stato fondamentale: la voce di ognuno è stata infatti ascoltata e presa in considerazione».

Questo pellegrinaggio è stato il primo?
«Oltre alle passeggiate nel Parco del San Martino e al Segrino, nel 2022, il gruppo ha percorso un tratto della via Francigena, da Lucca a Siena. Poi, nel 2023, un altro tratto da Brindisi a Santa Maria di Leuca e nel 2024 la via Peuceta da Bari a Matera».

Perché proprio il Cammino di Santiago?
«Quest’anno, prendendo in mano il coordinamento come Csv, abbiamo scelto Santiago perché volevamo dare un respiro europeo a questa progettualità di rete, che valorizza accessibilità, apertura e dialogo. Alcuni elementi importanti sono stati la scelta di tratti di cammino ordinari e il dislivello zero: lungo il cammino portoghese abbiamo percorso i 322 chilometri in 13 tappe, a maggio, tutte a piedi, seguendo passerelle di legno che correvano lungo l’oceano, garantendo così accessibilità e sicurezza a tutti i partecipanti. Abbiamo condiviso la fatica, le difficoltà e le gioie, tutti sullo stesso piano».

Qual è stato il momento più emozionante?
«È stato senza dubbio l’arrivo a Santiago. Entrare nella Cattedrale, assistere alla Messa del pellegrino e vedere il turibolo del “butafumeiro” ha suscitato in tutti una profonda commozione e ci ha inondato di bellezza. Quel momento di condivisione, con le mani strette e gli sguardi che raccontavano il percorso affrontato insieme, ha rappresentato la gioia di avercela fatta. L’esperienza del gruppo, poi, è stata arricchita dall’ironia con cui abbiamo affrontato le difficoltà, imparando a guardare la fatica da un altro punto di vista. Abbiamo capito che il cammino ti schiaccia sul presente e ti ricorda quanto ogni giorno sia un’opportunità da costruire, qualcosa che spesso nella quotidianità rischiamo di dimenticare».

Leggi l’intervista completa a pagina 20 del numero 28 del Settimanale [acquista qui la tua copia digitale]