«Sono appena rientrato dal Giubileo dei Giovani, con oltre un milione di partecipanti, alcuni di loro sono giunti a Roma da Paesi feriti dalla guerra, come voi. Insieme a papa Leone XIV abbiamo pregato, intensamente, affinché in tutto il mondo finiscano i conflitti e finalmente possa regnare la pace». Questa la riflessione del Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, il quale, nella tarda mattinata di martedì 5 agosto, ha incontrato il gruppo di 22 fra ragazze e ragazzi, dagli 11 ai 16 anni, e i loro 3 accompagnatori, provenienti dall’Ucraina (al confine della linea di trincea del Donetsk) ospitati, fino al 7 agosto, sul territorio della Diocesi di Como. L’accoglienza è coordinata dalla Caritas diocesana nell’ambito del progetto “È più bello insieme”. promosso da Caritas Italiana, in collaborazione con Caritas UkraineCaritas Spes, l’Ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede, la Nunziatura Apostolica in Ucraina, tante diocesi italiane, le ACLI e una rete sempre più ampia di realtà ecclesiali e associative sul territorio.

Nato nel 2022 come risposta concreta alla tragedia della guerra in Ucraina, il progetto ha permesso negli anni l’arrivo in Italia di centinaia di minori, offrendo loro settimane di sollievo, serenità e incontro fraterno in contesti di accoglienza sicura. Per questa estate 2025 sono 230 i bambini e ragazzi ucraini, accolti in Italia in cinque percorsi distinti. Fra questi, l’ospitalità in Diocesi di Como: dallo scorso 27 luglio, stanno trascorrendo, fino al 7 agosto, due settimane serene fra la Valmalenco e Sondrio.

Nella giornata del 5 agosto, la gita a Como, che si è aperta con la visita della Cattedrale. Accolti dall’arciprete, monsignor Flavio Feroldi, i ragazzi hanno ammirato il Duomo, mostrando grande interesse e attenzione (tante le domande che hanno rivolto per conoscerlo meglio). Toccante la preghiera all’altare della Madonna delle Grazie, dove arde la lampada della pace. Quindi l’incontro con il Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, che ha dialogato con loro, ha pregato e li ha benedetti. Per il pranzo i ragazzi si sono spostati nella sede della Caritas della Diocesi di Como, per la pizza insieme. Poi pomeriggio libero fino alle 16.00 e rientro verso la Valtellina attraverso la Statale Regina, per ammirare la bellezza del lago.

«I ragazzi sono stati felicissimi – ci racconta Monia Copes, che per la Caritas diocesana sta coordinando il progetto di accoglienza estiva –. Tutta l’esperienza, che ormai sta per concludersi, è stata per loro molto bella. Li abbiamo visti entusiasti e si sono lasciati coinvolgere nelle iniziative proposte. Un ringraziamento particolare va a tutta la Valmalenco – sottolinea Monia –: comunità pastorale, Unione dei Comuni, le associazioni e i moltissimi volontari. Si sono spesi in modo instancabile e con grandissima generosità per un’accoglienza che dal punto di vista umano, della bellezza di paesaggi, delle esperienze condivise, delle attività proposte resterà nel cuore di tutti: è stato un vero esempio di fraternità e di capacità di cura dell’altro».

I ragazzi, come detto, arrivano da territori a ridosso della linea di conflitto più dura. «Sono adolescenti ben più maturi della loro età anagrafica – riflette Monia –. Vivono situazioni complesse, i genitori sono in guerra, la loro vita è sospesa, la scuola è sempre meno in presenza e sempre più da remoto, spesso trascorrono intere giornate nei bunker. Amano la loro patria e lo abbiamo visto nell’orgoglio con cui hanno cantato i loro canti tradizionali». Per loro «i giorni in Valmalenco sono stati un vero sollievo. Abbiamo proprio constatato la volontà di mettere da parte la guerra, dimenticarla, perché sono, come tutti gli adolescenti, animati dal desiderio di stare insieme, divertirsi, giocare». Giovedì 7 agosto inizia il viaggio di ritorno che, in un paio di giorni, li riporterà in Ucraina. «Sono ragazzi innocenti, costretti a vivere una situazione assurda… La guerra è la loro quotidianità, sembrano quasi rassegnati ad accettarla per potersi ritagliare spazi di normalità… e non possiamo non riflettere sulla necessità di fermare tutto questo».