Con il numero 16 debutta una nuova impostazione grafica per il Settimanale che è entrato nel suo cinquantesimo anno di vita. Di seguito vi proponiamo l’editoriale del direttore mons. Angelo Riva
Forse, se vivesse nella nostra epoca, Caio Tito modificherebbe la sua celebre sentenza «verba volant, scripta manent». Con essa il senatore romano intendeva dissuadere dai contratti verbali, stipulati sulla parola e quindi facilmente contestabili o aggirabili, e invitava a mettere nero su bianco, affidandosi alla certezza e inequivocabilità della parola scritta.
E invece, nel nostro tempo, proprio la parola scritta – sui giornali, ma soprattutto sui social network – sembra diventata ambigua, sdrucciolevole, volatile: «scripta volant»? Siamo infatti nell’epoca della post-verità. Fioccano le fake news, cioè le panzane confezionate mediaticamente.
Ormai, di fronte ad uno scritto, corredato magari da video e immagini, sappiamo di dover dubitare se dice il vero o non sia piuttosto un prodotto dell’intelligenza artificiale.
Il Presidente della nazione più potente del mondo dispensa quotidianamente dei «post» scritti che, al di là dei risvolti psichiatrici sempre più evidenti, sono un concentrato di manipolazioni e falsificazioni della realtà (benché il suo social si faccia chiamare Truth, «verità»).
In questo contesto la parola scritta è diventata tutt’altro che certa, sicura, affidabile. Anzi, orientarsi nel diluvio comunicativo dell’«infosfera» sembra peggio che districarsi nella giungla. Ecco allora che sugli artigiani della parola scritta (i giornalisti) incombe oggi un supplemento di responsabilità. Non solo scrivere bene, non solo scrivere vero, ma rendersi credibili, affidabili. Conquistarsi la fiducia che, quando l’inchiostro si fissa sulla carta stampata, c’è dietro la macchina della professionalità, e non quella della manipolazione dell’incauto lettore.
E’ sull’onda di queste riflessioni che il nostro Settimanale – entrato nel suo 50° anno di vita – propone ai suoi lettori, a partire da questo numero, una nuova veste grafica. Un re-styling per molti versi dovuto, perché, dopo una quindicina d’anni, è più che normale rivisitare il dress-code, per vedere quali abiti eliminare e quali nuove forme possono invece meglio impattare sulla sensibilità corrente.
Certamente, nel nostro tempo, è necessaria un tipo di comunicazione più agile e leggibile, ficcante nell’occupazione degli spazi e concisa nei tempi di lettura. Sappiamo bene che le «smandrappate» di una volta sono diventate praticamente illeggibili, per l’uomo moderno sempre di corsa e con un capitale di attenzione da investire sempre più esiguo. Un’agilità che, però, non può e non deve tagliare sui contenuti, né mandare in sofferenza la completezza dell’informazione. Altrimenti, appunto, si finisce dritti nella cloaca dell’informazione liquida e inaffidabile: «scripta volant». Una nuova veste grafica dovrebbe appunto servire questo equilibrio fra forma e contenuto, fra leggibilità e profondità. A voi lettori di saggiare la riuscita del tentativo.
mons. Angelo Riva
direttore de Il Settimanale della Diocesi di Como











