Sull’ultima pagina del Settimanale in uscita il prossimo 20 novembre pubblichiamo una lettera appello [potete leggerla qui] a tutti i nostri lettori e alle nostre lettrici a cui chiediamo un sostegno concreto in vista della nuova campagna abbonamenti. Il direttore don Angelo Riva ci spiega perché…
L’avvio della campagna di adesione e di rinnovo degli abbonamenti del Settimanale ci raggiunge in un momento di difficoltà per la nostra testata. Che non è solo la difficoltà economica, connessa alla diminuzione delle entrate e dei contributi diocesani, ma è anche la difficoltà connessa ai profondamenti cambiamenti del mondo dell’informazione e della comunicazione. Un vero e proprio ritrovarsi in mezzo al guado del cambiamento.
La comunicazione umana ha conosciuto nel tempo molti passaggi decisivi, veri e propri tornanti della sua evoluzione. Dall’oralità primaria (dalla pura e semplice emissione di suoni al linguaggio organizzato) alla scrittura; dalla scrittura al supporto analogico (prima l’invenzione della stampa, poi la fotografia, quindi il cinema e la televisione); ieri eravamo di fronte alla «rivoluzione del silicio», cioè il passaggio dall’analogico al digitale: internet, le memorie esterne digitali, i social network…oggi alle frontiere avveniristiche dell’intelligenza artificiale. Notiamo come la comunicazione umana, percorrendo la sua parabola evolutiva, non abbia mai proceduto per salti, per rivoluzioni o per radicali cambi di paradigma, ma piuttosto per assimilazione e superamento: i nuovi mezzi di comunicazione superavano i precedenti, ma accogliendone e semmai amplificandone (normalmente a dismisura) la potenza comunicativa; e gli stessi vecchi mezzi di comunicazione, divenuti tutto d’un tratto antichi e obsoleti, non venivano semplicemente rottamati, ma spesso conoscevano un intelligente riadattamento al nuovo contesto comunicativo. Pensiamo ad esempio alla «vita nuova» della radio dopo l’arrivo della televisione; o della carta stampata dopo l’ingresso del digitale. Ed è proprio su questo che vorremmo indugiare.
La profezia della scomparsa della carta stampata nell’epoca di internet data ormai da così tanto tempo (si era profetizzato l’«anno zero» anche per il New York Times) che possiamo tranquillamente constatarne l’infondatezza. I giornali cartacei ci sono ancora, e per fortuna continueranno ad esserci. Certo, in modo nuovo, proprio come la radio che ha saputo ritagliarsi una nuova fisionomia negli anni del dominio assoluto della televisione.
Nello specifico per i giornali oggi la sfida è quella della «cross-medialità»: un sistema integrato nel quale la carta stampata si integra con i nuovi canali informativi resi possibili dal digitale (siti internet e social network). Al fine di intercettare non solo pubblici diversi (per es. i giovani, che vivono ormai esclusivamente e in modo immersivo nella sfera del digitale), ma anche contesti umani differenti (per es. chi si sposta per lavoro su treno o metro).
Nel nostro piccolo anche noi del Settimanale stiamo da diversi anni battendo questa strada. All’edizione cartacea abbiamo infatti affiancato quella on-line, ovviamente più agile («in tempo reale») perché sganciata dai tempi pachidermici della scrittura e della stampa settimanale, nonché i diversi canali social (pagina Facebook, Instagram, canale YouTube).
Il cartaceo, del Settimanale come di tutti i giornali, rimane nondimeno necessario e fondante. Anzitutto perché, attraverso le rimesse (di rivendite e abbonamenti) e i contributi pubblici (cablati sulla tiratura di stampa), è l’edizione cartacea che permette di finanziare l’intero sistema comunicativo. L’on-line raggiunge proporzionalmente molte più persone, ma non genera rendita economica, essendo questa legata solo alle inserzioni pubblicitarie, che noi non abbiamo.
In secondo luogo perché l’edizione cartacea risponde a precise finalità educative e pastorali. Studi scientifici mostrano ormai, con scarsissimo margine di dubbio, l’importanza del mezzo fisico (appunto il giornale) per l’attivazione di determinati circuiti neurologici (di apprendimento, di comprensione, di memorizzazione) destinati, viceversa, a rimanere inattivi o atrofizzati, percorrendo il solo canale della comunicazione digitale. In un essere spirituale radicato in una struttura corporea, qual è la persona umana, il supporto fisico, materico, palpabile, odorabile, dov’è possibile porre una sottolineatura a penna o un commento a margine, rappresenta qualcosa di non totalmente surrogabile dal mezzo digitale. E poi c’è la propensione tipica del giornale di carta a diventare il luogo dell’informazione accurata (controllata e verificata nelle fonti), argomentata, pacata, riflessiva.
L’opposto, quindi, di quella degenerazione della comunicazione digitale a cui troppo spesso assistiamo, fatta di «fake news», di estremismi polarizzati delle opinioni, di «leoni da tastiera» e «odiatori digitali», di «community» digitali che diventano vere e proprie «bolle» impermeabili ad ogni dialogo. Senza dire, poi, della territorialità tipica di un giornale, che, senza ovviamente perdere un’apertura alla mondialità, sa dare voce alle realtà locali. Un aspetto, questo, particolarmente importante proprio per un giornale diocesano come il nostro, inserito in un territorio diocesano molto vasto, differenziato e privo di un canale di interazione e integrazione comunicativa.
Per tutti questi motivi riteniamo importante rilanciare e sostenere la campagna abbonamenti al Settimanale della Diocesi. Affinché questo essere «in mezzo al guado» del cambiamento del mondo comunicativo non finisca per essere «in mezzo al guaio» del cambiamento.
don Angelo Riva
direttore de Il Settimanale della Diocesi di Como










